Cannabis light

Vendere cannabis light è reato, i giudici spiegano perché

È arrivata la sentenza definitiva della motivazione della Cassazione circa lo stop al CBD. Qual è ora il destino dei negozi di cannabis light?

Cannabis light, facciamo chiarezza

Nelle scorse ore i giudici hanno cercato di chiarire le motivazioni di questa scelta, in riferimento alla sentenza con cui qualche settimana fa avevano messo fuori dai giochi la cannabis light.
I magistrati dichiarano che la vendita diretta al pubblico di cannabis sativa, oli e resina non rientra all’interno dell’applicabilità della legge n. 242 del 2016, norma che riqualifica come lecita solamente la coltivazioni di quelle varietà di canapa che sono ammesse nel Catalogo comune delle piante agricole.

Non ci sono motivi particolari che hanno spinto i giudici a prendere la decisione che vendere cannabis light costituirà reato. Contestualmente a questo, ribadiscono che “non è una questione di quantità di THC, la scelta è indipendente dal contenuto del principio attivo“.

Cosa si potrà vendere?

Gli unici prodotti che si potranno vendere saranno alimenti, fibre, cosmetici, le coltivazioni a scopo dimostrativo e finalizzate ad attività didattiche e ricerca scientifica. Ma la sentenza non fa chiarezza su una delle questioni più importanti: le sanzioni. Spiegano successivamente che ogni valutazione di possibile reato sarà valutata caso per caso da un giudice e la “via di uscita” potrebbe essere proprio questa per i commercianti ovvero che, di fatto, la cannabis light non ha effetti droganti. Dunque, almeno teoricamente, sarebbe ancora perfettamente lecita.

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